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LA SACRA BIBBIA

Edizione CEI - 1974

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Siracide


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40. 41. 42. 43. 44. 45. 46. 47. 48. 49.

50. 51.


E’ l’unico libro dell’Antico Testamento, eccettuati i libri profetici, nel quale si trovi indicato il nome dell’autore: lo scriba gerosolimitano Gesù figlio di Sirach (50, 27): da questo patronimico deriva il titolo di Siracide (cioè della famiglia di Sirach). Il titolo “Eccelsiastico) proviene dalla antica tradizione latina e allude al largo uso del libro nelle assemblee cristiane, specialmente per l’istruzione dei catecumeni. I temi trattati dell’autore, con frequentissime riprese, non seguono un ordine discernibile; in genere, l’opera si può dividere in due grandi parti: una collezione di massime (2, 1 – 42, 14), una lode a Dio e un elogio delle grandi figure della storia d’Israele (42, 15 – 51, 30). Nel solco della tradizione ebraica, anche il Siracide parla della sapienza come dono divino, per formare la gioventù fedele e assicurare la felicità. La sapienza è identificata in concreto con la legge data al popolo eletto. Gli antenati di Israele sono presentati come illustri esempi di uomini guidati nella sapienza nell’esercizio delle più alte virtù. Ogni uomo dovrà rendere conto a Dio del suo operato per riceverne, nell’al di là, premio o castigo. Il Siracide, il più lungo libro sapienziale della Bibbia, è quasi una sintesi della tradizione di saggezza che lo precede, un manuale del buon comportamento religioso e morale. Originariamente scritto in ebraico verso l’anno 200 a.C., il libro si è conservato completo soltanto nella versione greca ma, a partire dalla fine del secolo scorso e fino ai nostri giorni, sono stati scoperti frammenti di antichi manoscritti contenenti i tre quinti del testo ebraico.